L’ansia che i nonni provano nei confronti dei nipoti adolescenti non nasce dal nulla. Secondo la psicologia familiare sistemica, questa preoccupazione si alimenta di fattori interconnessi che attraversano le generazioni. Un primo elemento riguarda il senso di responsabilità transgenerazionale: in molte famiglie, i nonni vivono i successi o insuccessi dei nipoti come collegati, anche indirettamente, alla storia educativa dei propri figli, in un intreccio di lealtà e vissuti di colpa che percorrono l’intero sistema familiare.
Un secondo aspetto riguarda la proiezione delle proprie aspettative irrealizzate. La ricerca sulle relazioni intergenerazionali mostra come genitori e nonni possano tendere a trasmettere ai discendenti progetti e aspirazioni non compiuti, con il rischio di trasformare il sostegno in pressione implicita quando tali aspettative non sono negoziate in modo chiaro. Rispetto ai genitori, i nonni hanno spesso più tempo e un coinvolgimento meno legato alla gestione quotidiana, possono quindi concentrarsi maggiormente su singoli aspetti come la scuola o le scelte di studio, amplificando senza volerlo l’attenzione ansiosa su questi temi.
Quando il sostegno diventa gabbia invisibile
Esistono segnali precisi che indicano quando l’affetto si trasforma in invadenza dannosa. Domande insistenti sulle scelte scolastiche o universitarie, commenti ripetuti sulle amicizie considerate inadeguate, comparazioni continue con coetanei considerati più di successo sono modalità comunicative che, in adolescenza, vengono spesso percepite come espressioni di sfiducia nelle proprie capacità, con ricadute sull’autostima e sul senso di autoefficacia.
Alcune ricerche italiane sulle famiglie multigenerazionali hanno evidenziato che un coinvolgimento eccessivo dei nonni nelle decisioni educative può creare triangolazioni e alleanze disfunzionali, soprattutto quando le loro opinioni si pongono in contrasto con quelle dei genitori, esponendo i ragazzi a lealtà divise e conflitti di ruolo. In questi contesti, gli adolescenti possono sviluppare strategie di evitamento, chiudendosi nella comunicazione, oppure usare in modo opportunistico le divergenze tra adulti.
La prospettiva degli adolescenti: tra gratitudine e soffocamento
Gli adolescenti contemporanei crescono in un’epoca di incertezza strutturale: trasformazioni tecnologiche rapide, nuove professioni legate al digitale, percorsi formativi meno lineari e maggiore precarietà lavorativa definiscono un contesto diverso da quello vissuto dalle generazioni precedenti. Scelte come l’interesse per la creazione di contenuti digitali o per percorsi non universitari tradizionali si collocano all’interno di queste trasformazioni e non equivalgono necessariamente a mancanza di serietà o impegno.
Quando tali scelte vengono sistematicamente lette dai nonni come segnali di irresponsabilità, si può generare un distacco affettivo progressivo: i ragazzi tendono a condividere meno progetti, idee e dubbi proprio con le figure da cui percepiscono maggior giudizio. Gli studi sull’adolescenza indicano che il giudizio critico e poco validante da parte degli adulti di riferimento è associato a una minore apertura comunicativa e a maggior conflittualità intergenerazionale.
Strategie concrete per trasformare l’ansia in sostegno autentico
Per i nonni, un passaggio chiave consiste nel riconoscere che l’ansia appartiene in primo luogo a loro, non ai nipoti: distinguere tra le proprie paure e i reali comportamenti rischiosi dei ragazzi è un’operazione centrale in molti approcci terapeutici focalizzati sulle famiglie. Tecniche di base derivate dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale aiutano a distinguere tra preoccupazioni fondate e catastrofizzazioni, chiedendosi ad esempio: questa preoccupazione è basata su fatti osservabili o su mie anticipazioni negative?

Un approccio più funzionale prevede il passaggio da consiglieri non richiesti a risorse disponibili. Invece di rivolgere domande pressanti e ripetute sul futuro, i nonni possono offrire la propria esperienza e i propri racconti quando i nipoti mostrano apertura o chiedono aiuto, assumendo il ruolo di base sicura piuttosto che quello di controllori costanti.
Il ruolo mediatore dei genitori
I genitori si trovano spesso in una posizione delicata, chiamati a sostenere l’autonomia dei figli adolescenti e, allo stesso tempo, a gestire le ansie dei propri genitori. Stabilire confini chiari ma rispettosi è fondamentale per prevenire conflitti cronici.
Conversazioni esplicite sui ruoli familiari, condotte in momenti non conflittuali, permettono di chiarire quali ambiti educativi restano di competenza primaria dei genitori e in quali aree i nonni possono essere coinvolti in modo concordato. Coinvolgere i nonni in aspetti specifici, come la trasmissione di competenze pratiche o la narrazione della storia familiare, valorizza il loro contributo come custodi di memoria e continuità, senza trasformarli in valutatori delle performance scolastiche o professionali dei nipoti. I nonni possono offrire una prospettiva sulla funzione transgenerazionale che mostra come la condivisione di storie familiari e di tradizioni contribuisce al senso di identità e continuità degli adolescenti.
Ridefinire il patto intergenerazionale
La relazione nonni-nipoti può rappresentare una risorsa straordinaria se liberata dall’ansia prestazionale. La ricerca sull’invecchiamento attivo e sui legami intergenerazionali evidenzia come i nonni possano offrire una prospettiva temporale più ampia, frutto dell’aver attraversato eventi critici, cambiamenti e fallimenti, sviluppando forme di resilienza utili da trasmettere alle generazioni successive.
Gli adolescenti, dal canto loro, beneficiano di figure adulte che fungano da testimoni affettuosi del loro percorso, più che da giudici ansiosi. Le ricerche sui fattori protettivi in adolescenza mostrano che la presenza di adulti significativi non giudicanti, anche al di fuori del nucleo genitoriale stretto, è associata a migliori esiti emotivi e scolastici.
Le famiglie che riescono a bilanciare partecipazione e rispetto dell’autonomia scoprono che i nonni possono offrire agli adolescenti qualcosa che il contesto contemporaneo, rapido, competitivo e incerto, spesso fatica a garantire: un affetto stabile e non condizionato dai risultati, una base relazionale sicura da cui esplorare il mondo e tollerare il rischio di sbagliare. Promuovere questo passaggio dall’ansia alla fiducia rappresenta uno dei lasciti generazionali più preziosi che attraversa il tempo.
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