Quando un figlio raggiunge l’età adulta, molti genitori si aspettano che le tempeste emotive dell’adolescenza si placino naturalmente. Eppure, non è raro trovarsi di fronte a un giovane adulto che continua a manifestare reazioni emotive intense: scoppi d’ira improvvisi, crisi d’ansia paralizzanti o silenzi impenetrabili che trasformano ogni difficoltà quotidiana in un dramma familiare. Per una madre, assistere a queste dinamiche genera un mix di emozioni contrastanti: la preoccupazione per il benessere del figlio si intreccia con la frustrazione per non riuscire a comunicare efficacemente, mentre il senso di impotenza cresce ogni giorno di più.
La disregolazione emotiva oltre l’adolescenza
Contrariamente a quanto si possa pensare, la maturazione emotiva non segue automaticamente quella anagrafica. Il cervello completa il suo sviluppo intorno ai 25 anni, in particolare le aree prefrontali deputate alla regolazione emotiva, mentre il sistema limbico, sede delle emozioni, matura prima. Questo significa che un giovane adulto può ancora trovarsi in una fase di apprendimento delle proprie competenze emotive, specialmente se durante l’infanzia e l’adolescenza non ha avuto modo di sviluppare strategie di gestione adeguate.
La disregolazione emotiva nei giovani adulti può manifestarsi attraverso diverse modalità : alcuni esplodono verbalmente di fronte a contrarietà minime, altri sviluppano sintomi ansiosi che li paralizzano nelle scelte quotidiane, altri ancora si chiudono in un mutismo difensivo che rende impossibile qualsiasi dialogo costruttivo. Capire che questa fase evolutiva è ancora in corso aiuta a inquadrare meglio le difficoltà che emergono.
Quando le reazioni del figlio attivano quelle della madre
Uno degli aspetti meno discussi in questo scenario è il fenomeno della co-regolazione inversa. Solitamente sono i genitori a regolare le emozioni dei figli piccoli attraverso la loro calma e presenza. Tuttavia, quando un figlio adulto manifesta intense reazioni emotive, può innescare nel genitore una risposta emotiva altrettanto intensa: ansia, rabbia, senso di colpa o inadeguatezza.
Questo circolo vizioso trasforma ogni interazione in un campo minato. La madre potrebbe ritrovarsi a camminare sulle uova, evitando argomenti potenzialmente scatenanti, oppure al contrario a reagire con durezza, alimentando ulteriormente il conflitto. Riconoscere questa dinamica rappresenta il primo passo verso un cambiamento reale, perché consente di spezzare automatismi che si sono consolidati nel tempo.
Ridefinire il proprio ruolo senza perdere la connessione
La sfida più complessa per una madre in questa situazione consiste nel ridefinire il proprio ruolo senza abbandonare il figlio emotivamente. Non si tratta più di educare o correggere, ma di accompagnare un adulto nel suo percorso di crescita emotiva, mantenendo confini sani. È un equilibrio delicato che richiede di lasciare andare certe dinamiche del passato senza rinunciare alla relazione.
Strategie pratiche per modificare la dinamica
- Disattivare la reattività automatica: quando il figlio esplode emotivamente, la prima reazione istintiva è spesso quella di giustificarsi, controbattere o minimizzare. Praticare una pausa consapevole prima di rispondere può interrompere il pattern reattivo e aprire spazi di comunicazione diversi.
- Validare senza legittimare il comportamento: dire “vedo che sei molto arrabbiato” è diverso da dire “hai ragione ad essere così arrabbiato” o dall’accettare comportamenti irrispettosi. La validazione emotiva non implica l’approvazione delle modalità espressive.
- Esplicitare i propri limiti emotivi: comunicare chiaramente cosa si è disposti a tollerare aiuta a stabilire confini. Una frase come “comprendo la tua frustrazione, ma quando alzi la voce sento di non poterti ascoltare efficacemente” pone un limite chiaro senza giudicare l’emozione.
Il senso di colpa che paralizza
Molte madri si interrogano ossessivamente su cosa abbiano sbagliato nel percorso educativo, cercando nella propria storia genitoriale la causa delle difficoltà emotive del figlio. Questo senso di colpa retrospettivo risulta non solo improduttivo, ma dannoso per entrambi.

La ricerca in psicologia dello sviluppo evidenzia come la regolazione emotiva sia influenzata da molteplici fattori: temperamento innato, esperienze extrafamiliari, contesto sociale e culturale, eventuali neurodivergenze non diagnosticate. Attribuirsi l’intera responsabilità significa negare l’autonomia e la complessità del figlio come individuo separato. Ognuno porta con sé una storia unica che va oltre le dinamiche familiari.
Quando chiedere un supporto esterno diventa necessario
Se le reazioni emotive del figlio interferiscono significativamente con la sua capacità di mantenere relazioni, lavoro o studio, potrebbe essere presente una difficoltà che richiede un intervento professionale. Disturbi come quello borderline di personalità , il disturbo bipolare o condizioni legate al trauma spesso esordiscono o si evidenziano in giovane età adulta.
Suggerire una consulenza psicologica a un figlio adulto richiede delicatezza. Piuttosto che presentarla come una cura per qualcosa di rotto, può essere utile inquadrarla come uno strumento di sviluppo personale, un investimento sulle proprie competenze emotive e relazionali. Il modo in cui si propone questo passo può fare la differenza nell’accoglienza che riceve.
Prendersi cura di sé per poter essere presenti
Un aspetto spesso trascurato è la necessità della madre di preservare il proprio equilibrio emotivo. Convivere con le intense manifestazioni emotive di un figlio adulto genera uno stress cronico che può portare a esaurimento emotivo, sintomi ansiosi o depressivi. Non si può versare da una brocca vuota, come dice un vecchio proverbio.
Costruire una rete di supporto, che sia un gruppo di ascolto per genitori, una terapia individuale o semplicemente spazi di condivisione con chi vive situazioni simili, non rappresenta un lusso ma una necessità . Solo mantenendo il proprio baricentro emotivo è possibile essere una presenza stabile e non reattiva per il figlio.
La relazione con un figlio giovane adulto emotivamente disregolato richiede un delicato equilibrio tra vicinanza e distacco, tra sostegno e autonomia. Non esistono soluzioni immediate o formule magiche, ma la consapevolezza delle dinamiche in atto e la disponibilità a modificare i propri schemi relazionali rappresentano già un potente catalizzatore di cambiamento. Il percorso può essere lungo e tortuoso, ma ogni piccolo passo verso una comunicazione più autentica e confini più chiari contribuisce a tessere una relazione adulta più sana e reciprocamente rispettosa.
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