Stasera in tv La Preside con Luisa Ranieri: non è la solita fiction italiana, ecco perché sta già facendo discutere

In sintesi

  • 🎬 La Preside
  • 📺 Rai 1, ore 21:30
  • 📚 Racconta la storia di Eugenia Liguori, nuova dirigente di una scuola in periferia napoletana, ispirata a una figura reale, che lotta contro degrado, criminalità e indifferenza, affrontando temi attuali come scuola, riscatto sociale e legalità.

Luisa Ranieri, Luca Miniero, Rai 1 e la nuova fiction italiana che mescola denuncia sociale, coraggio e ritmo narrativo: stasera in TV arrivano i primi due episodi de La Preside, uno dei titoli più attesi del 2026. Un debutto che promette di scuotere pubblico e conversazione online, perché racconta una storia che affonda le radici nel reale e porta sullo schermo temi che in Italia non abbiamo mai davvero smesso di discutere: scuola, periferie, responsabilità, possibilità di riscatto.

Cosa vedere stasera in TV: La Preside illumina il prime time di Rai 1

A partire dalle 21:30, Rai 1 propone in prima assoluta i primi due episodi di La Preside, diretta da Luca Miniero e interpretata da una magnetica Luisa Ranieri nei panni di Eugenia Liguori, nuova dirigente di un istituto scolastico di Caivano lasciato andare al degrado più totale. Ed è proprio questo mix di fiction e realtà a rendere la serie già un piccolo evento culturale: il personaggio è ispirato alla preside vera, Eugenia Carfora, donna che nel Parco Verde ha davvero combattuto contro assenteismo, criminalità e indifferenza istituzionale.

La premiere è composta da due episodi, “A ognuno il suo lavoro” e “Il patto”, che mettono subito a fuoco il mondo in cui Eugenia entra senza fare un passo indietro. Anzi, la serie la tratteggia come una forza della natura, testarda, pragmatica, capace di vedere speranza anche dove l’occhio comune vede soltanto macerie sociali. Questo la rende un personaggio narrativamente spumeggiante, ma anche un simbolo di una scuola che prova a essere argine e motore di cambiamento.

Perché questa fiction sta già facendo parlare di sé

Miniero firma una regia diversa da quella cui ci aveva abituato con commedie come “Benvenuti al Sud”. Qui si muove con camera a mano, cercando un realismo nervoso che restituisce grande energia alle scene, come se volesse suggerire visivamente l’irrequietezza di una preside che non riesce — e non vuole — stare ferma. È una scelta che avvicina la fiction a trend internazionali dove le periferie non sono sfondo, ma protagoniste pulsanti.

Ranieri è semplicemente perfetta: intensa senza scivolare nel melodramma, combattiva senza diventare supereroina. Il suo è un personaggio pieno di contraddizioni e umanità, in una Napoli raccontata senza stereotipi, un po’ “Rio de Janeiro del Mediterraneo”, come lei stessa l’ha definita. L’arrivo del professore Vittorio Leoni (Alessandro Tedeschi), nordico e spaesato, offre subito un contrappunto bello da vedere: un dialogo che racconta due Italie diverse che provano — forse per la prima volta — a capirsi davvero.

Per i nerd delle serie a tema sociale, poi, la scrittura di Cristiana Farina è un dettaglio non da poco: la creatrice di “Mare Fuori” torna qui in una veste più realista e meno teen, ma conserva quella capacità rara di mettere al centro i ragazzi senza trattarli mai come icone o come vittime. E questo si percepisce soprattutto nei personaggi degli studenti — Lucia, Nicola, i fratelli D’Amore — che hanno registri narrativi vivi, credibili, sfaccettati.

  • La storia è liberamente ispirata a una figura reale, ma evita il tono da biopic rigido.
  • I temi sono attualissimi: evasione scolastica, camorra, identità, famiglia, second chance.

E per chi ama scovare dettagli: la serie non è girata a Caivano ma a San Giovanni a Teduccio, scelta logistica che però regala un’estetica più universale, quasi da distretto urbano internazionale. La colonna sonora mescola pop contemporaneo e sonorità napoletane, con l’inedito “Non mi basti mai”, cantato proprio dai due giovani interpreti Aurora Venosa e Alessandro De Martino.

Un impatto culturale che va oltre la fiction

Il punto più interessante di “La Preside” è forse il suo valore culturale: racconta una scuola che diventa presidio di legalità, un’idea che in Italia ha radici profonde ma che raramente trova spazio narrativo così centrale. Nella fiction, la scuola non è solo un luogo fisico, ma un personaggio vivo che si deforma e respira insieme ai ragazzi. È un modo maturo e contemporaneo di mettere in scena il concetto di “comunità educante”, tema oggi molto presente nei dibattiti istituzionali ma poco esplorato dal racconto mainstream.

Per chi ama le serie che lasciano una traccia, questa premiere è un tassello importante: non tanto perché denuncia, ma perché costruisce un mondo narrativo pieno di possibilità. La preside Eugenia non salva tutti, non può farlo, non vuole essere salvatrice. Ma apre porte, rimescola inerzie, fa domande. E la televisione italiana ha un bisogno enorme di personaggi così, imperfetti e necessari.

Se stasera cercate qualcosa che unisca emozione, tensione, cura dei personaggi e quell’energia forte delle storie vere reinventate per il piccolo schermo, La Preside è decisamente il titolo su cui puntare.

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