Tuo figlio adolescente si allontana sempre di più: quello che stai facendo ogni giorno potrebbe essere la causa nascosta

L’adolescenza dei figli rappresenta un banco di prova emotivo per molti genitori, che si trovano improvvisamente a confrontarsi con persone in cambiamento, capaci di prendere decisioni che influenzeranno il loro futuro. Questa fase evolutiva coincide spesso con un aumento dell’ansia genitoriale, alimentata dalla paura che una scelta sbagliata oggi possa compromettere le opportunità di domani. Uno studio del 2019 dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Università di Milano-Bicocca ha rilevato che il 41,7% dei genitori italiani di adolescenti soffre di ansia significativa, con picchi più alti nelle madri, trasformando quello che dovrebbe essere un dialogo educativo in un campo minato di tensioni.

Quando la preoccupazione si trasforma in controllo

L’apprensione eccessiva non nasce dal vuoto: viviamo in una società che enfatizza la performance, dove il successo sembra essere l’unico parametro di misurazione valido. I genitori proiettano sui figli le proprie aspettative insoddisfatte, oppure temono che possano commettere gli stessi errori del passato. Il risultato è paradossale: più si cerca di proteggere, più si crea distanza.

Il neurologo Daniel Siegel definisce questo atteggiamento come genitorialità elicottero, uno stile educativo caratterizzato da un monitoraggio costante e invasivo che impedisce ai ragazzi di sviluppare competenze decisionali autonome. La ricerca dimostra che adolescenti sottoposti a pressione eccessiva manifestano livelli più elevati di cortisolo, l’ormone dello stress, con conseguenze sulla salute mentale e sulla capacità di affrontare le sfide.

Il costo emotivo dell’ansia anticipatoria

Preoccuparsi per il futuro significa vivere in una dimensione temporale che non esiste ancora, sottraendo energia al presente. Gli adolescenti percepiscono questa ansia come sfiducia nelle loro capacità, interpretando le domande insistenti su voti, progetti e relazioni come un messaggio implicito: “Non sei abbastanza bravo”. Questa dinamica crea un circolo vizioso dove il giovane, sentendosi costantemente giudicato, evita il confronto o reagisce con comportamenti oppositivi.

La psicologa Madeline Levine evidenzia come la pressione genitoriale contribuisca all’aumento dei disturbi d’ansia nei teenager di famiglie ad alto rendimento. In Italia, dati della Società Italiana di Pediatria mostrano un incremento del 20% dei disturbi d’ansia tra gli adolescenti dal 2015 al 2021.

Ridefinire il ruolo genitoriale nell’era dell’incertezza

Accettare che il futuro non sia completamente controllabile rappresenta il primo passo verso una genitorialità più equilibrata. L’obiettivo educativo non dovrebbe essere evitare ai figli qualsiasi difficoltà, ma fornire loro gli strumenti per affrontarla. Questa distinzione è fondamentale: significa passare dal “devi fare” al “come posso supportarti”.

Strategie pratiche per ridurre la pressione

  • Separare le proprie aspettative dalla realtà del figlio: chiedersi onestamente se le preoccupazioni riguardano davvero il benessere del ragazzo o la propria immagine sociale
  • Praticare l’ascolto riflessivo: invece di offrire soluzioni immediate, ripetere quello che il figlio ha detto per verificare di aver compreso, creando uno spazio di condivisione non giudicante
  • Tollerare l’incertezza: riconoscere che non esistono percorsi garantiti e che anche gli errori rappresentano occasioni di apprendimento preziose
  • Lavorare sulla propria ansia: attraverso tecniche di mindfulness o un supporto psicologico, per non trasferire inconsapevolmente le proprie paure

Il valore dell’errore come esperienza formativa

La neuroscienza ci insegna che il cervello adolescente apprende principalmente attraverso l’esperienza diretta, con la corteccia prefrontale che matura tra i 18 e i 25 anni permettendo l’apprendimento per tentativi ed errori. Impedire ai ragazzi di sperimentare, fallire e rialzarsi significa privarli della possibilità di sviluppare resilienza e autoefficacia. Carol Dweck, psicologa di Stanford, ha dimostrato che i giovani con una mentalità di crescita, che vedono le difficoltà come opportunità, ottengono risultati accademici superiori del 10-20% nel lungo periodo rispetto a chi ha una mentalità fissa.

Questo non significa abbandonare i figli a se stessi, ma offrire una presenza disponibile senza essere invasiva, una guida che non si sostituisce al viaggiatore.

Ricostruire la fiducia attraverso la comunicazione autentica

Le conversazioni più efficaci con gli adolescenti non riguardano voti o curriculum, ma valori, passioni e significati. Chiedere “Cosa ti ha fatto stare bene oggi?” invece di “Come è andata l’interrogazione?” cambia radicalmente la qualità della relazione. Gli adolescenti hanno bisogno di sentirsi visti per chi sono, non per quello che producono.

Un approccio interessante proviene dalla terapia narrativa: aiutare i ragazzi a costruire storie alternative sul proprio futuro, dove il successo non sia definito esclusivamente in termini professionali o economici. Questo amplia le possibilità e riduce la pressione legata a un unico percorso considerato “giusto”.

Qual è la tua più grande paura come genitore di adolescenti?
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Che non sia abbastanza resiliente
Di non saperlo ascoltare davvero
Di proiettare le mie aspettative

Quando chiedere aiuto professionale

Se l’ansia genitoriale interferisce con il sonno, genera conflitti quotidiani o porta a comportamenti di controllo ossessivo, come controllare costantemente il telefono del figlio o prendere decisioni al suo posto, potrebbe essere utile rivolgersi a un terapeuta familiare. Il supporto psicologico non è segno di debolezza, ma una risorsa per sviluppare competenze relazionali più efficaci.

L’adolescenza è per definizione un periodo di trasformazione e sperimentazione. Accompagnare questo processo richiede ai genitori di affrontare le proprie paure e di accettare che crescere significhi anche allontanarsi, costruire un’identità separata. Il dono più grande che possiamo offrire ai nostri figli non è un futuro sicuro, che nessuno può garantire, ma la fiducia nella loro capacità di costruirlo, passo dopo passo, anche attraverso i passi falsi.

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