In sintesi
- 🎬 Zamora
- 📺 Rai 1, ore 21:30
- ⚽ Un film che racconta la storia di un ragioniere timido nella Milano degli anni ’60, costretto a confrontarsi con il calcio aziendale e con le dinamiche di gruppo sul lavoro; una riflessione su identità, bullismo, rinascita personale e il senso di sentirsi fuori posto, diretta da Neri Marcorè al suo debutto alla regia.
Zamora, Neri Marcorè, Rai 1 e l’Italia degli anni ’60: il mix perfetto per la prima serata di mercoledì 14 gennaio 2026. La programmazione tv di oggi mette sul piatto un titolo che parla di calcio, identità, bullismo sul lavoro e rinascita personale, ma lo fa con una delicatezza rara nel cinema italiano recente. E soprattutto lo fa attraverso lo sguardo di un attore-autore che debutta alla regia con sicurezza da veterano.
Zamora su Rai 1: perché è il film da non perdere
Alle 21:30 su Rai 1 arriva Zamora, adattamento del romanzo di Roberto Perrone. È una storia che racconta molto più di quanto prometta la superficie: niente supereroi, niente effetti speciali, solo un uomo comune che deve affrontare un gioco che detesta, dentro un mondo che non capisce fino in fondo. Ed è proprio questo a renderlo sorprendentemente attuale.
Il protagonista, Walter Vismara, interpretato con grande misura da Alberto Paradossi, è il classico ragioniere di provincia: preciso, timoroso, convinto che la normalità sia una forma di protezione. La Milano degli anni ’60 lo travolge con le sue regole nuove, la sua velocità, i suoi riti collettivi. In testa a tutti, quello più sacro: il folber, il calcio aziendale imposto dal Cavalier Tosetto, portato in scena da un irresistibile Giovanni Storti.
Il bello è che, pur essendo ambientato sessant’anni fa, questo film sembra parlare direttamente ai lavoratori di oggi: la pressione a “fare squadra”, le gerarchie ufficiose, l’ansia da prestazione mascherata da spirito aziendale… cambia l’epoca, ma il meccanismo resta identico.
Neri Marcorè sorprende: un debutto alla regia pieno di personalità
Una delle ragioni per cui “Zamora” funziona così bene è il lavoro di Neri Marcorè dietro la macchina da presa. Chi lo conosce solo per le imitazioni e per i ruoli comici potrebbe restare spiazzato: qui la sua regia è pulita, controllata, più vicina alla malinconia di certi autori europei che al cinema italiano brillante anni ’90. Marcorè dimostra un rispetto assoluto per il materiale originale e per la memoria di Perrone, scomparso nel 2023.
La fotografia firmata da Duccio Cimatti è un altro elemento da nerd del cinema da tenere d’occhio: quell’estetica anni ’60 non è mai caricaturale, mai museale, ma restituisce un’Italia che corre verso il boom economico senza aver ancora imparato a gestirne le contraddizioni.
Interessante anche la scelta di inserire Giovanni Storti in un ruolo lontano dalla comicità slapstick del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Qui è una figura quasi grottesca, un capo visionario ma tirannico, innamorato del calcio più come strumento di potere che come sport. È una delle performance più sfaccettate della sua carriera recente.
I motivi per cui “Zamora” merita la prima serata
- È un film italiano che osa raccontare un’epoca senza trasformarla in cartolina.
- Tratta il calcio non come folklore, ma come metafora sociale e identitaria.
Ed è proprio questo uno dei punti più affascinanti: il soprannome “Zamora”. Non è casuale, non è solo scherno. È un richiamo diretto al portiere spagnolo Ricardo Zamora, icona leggendaria, quasi mitologica. Un riferimento che i veri nerd del calcio riconosceranno subito e che chiude un cerchio ironico: Walter, che odia lo sport, viene associato a uno dei portieri più influenti di sempre. Qui il film diventa quasi un piccolo trattato su come gli altri ci vedono e su come ci vediamo noi.
Zamora: un film sull’identità, più che sul calcio
“Zamora” è stato candidato a 2 Nastri d’Argento e a 1 David di Donatello, riconoscimenti che premiano soprattutto la sua capacità di parlare un linguaggio universale: quello della crescita personale. Non è un film sportivo, è un film sul sentirsi fuori posto. Sul cercare una via d’uscita quando ci si ritrova incastrati in un ruolo non scelto. Sul peso dell’ironia cattiva, sui capi che pretendono entusiasmo anche quando l’entusiasmo non c’è.
Per chi ama le storie lente, ironiche, che mescolano malinconia e speranza, questo titolo è una vera chicca. Per chi ama il calcio come fenomeno culturale, è un film pieno di dettagli e citazioni da analizzare. Per chi apprezza la commedia all’italiana più raffinata, c’è un gusto vintage che non scivola mai nella caricatura.
La programmazione di questa sera offre molte alternative, ma poche con la stessa capacità di unire cuore, identità, storia italiana e un messaggio che supera il tempo. E se un film ambientato negli anni ’60, costruito attorno a una partita aziendale, riesce ancora a parlare così forte oggi… forse significa che certe dinamiche non invecchiano mai.
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