La truffa nascosta nei surgelati che svuota il portafoglio: cosa devi controllare subito sulla confezione

Quando acquistiamo platessa surgelata al supermercato, raramente ci soffermiamo su un dettaglio apparentemente marginale ma in realtà determinante: il peso dichiarato sulla confezione corrisponde davvero alla quantità di pesce che finirà nel nostro piatto? La risposta è spesso negativa. Dietro numeri apparentemente chiari si nasconde una pratica commerciale che merita attenzione e che può farci pagare molto di più per molto di meno.

Il peso della glassatura: un’incognita che pesa sul portafoglio

La platessa surgelata viene commercializzata con uno strato protettivo di ghiaccio chiamato glassatura, tecnicamente necessario per preservare il prodotto durante la conservazione e il trasporto. Questo involucro gelato impedisce l’ossidazione e mantiene le caratteristiche organolettiche del pesce. Fin qui, nulla di scorretto. Il problema sorge quando le indicazioni sulle porzioni riportate in etichetta non tengono adeguatamente conto di questa componente, creando aspettative disattese nel consumatore.

Le confezioni dichiarano pesi che includono la glassatura, ma le porzioni consigliate vengono presentate come se quel peso fosse interamente costituito da prodotto edibile. La differenza non è trascurabile: la glassatura può rappresentare dal 5% al 15% del peso totale dichiarato per i pesci bianchi come la platessa, secondo le normative europee che fissano limiti massimi per la tolleranza al ghiaccio. Per i pesci interi non eviscerati il limite è del 7%, mentre per i filetti può arrivare fino al 12%.

Porzioni dichiarate versus realtà effettiva

Prendiamo un esempio concreto per comprendere meglio l’entità della questione. Una confezione da 400 grammi di platessa surgelata potrebbe indicare che contiene quattro porzioni da 100 grammi ciascuna. Apparentemente tutto quadra. Ma cosa succede quando scongeli il prodotto e rimuovi la glassatura? Il peso reale del pesce potrebbe scendere a 340-380 grammi, considerando una glassatura media del 5-15%, trasformando quelle presunte quattro porzioni generose in porzioni effettive leggermente ridotte.

Questa discrepanza diventa ancora più problematica quando pianifichiamo i pasti per la famiglia o calcoliamo il costo effettivo al chilogrammo del prodotto. Credendo di acquistare una quantità sufficiente per quattro persone, potremmo ritrovarci con porzioni meno abbondanti del previsto, con conseguenze sul bilancio familiare e sulla pianificazione dei pasti.

La normativa esiste ma l’interpretazione lascia spazi grigi

La legislazione europea prevede che il peso netto dichiarato per i prodotti ittici surgelati si riferisca al peso del prodotto senza glassatura. Il peso indicato deve essere il peso netto del pesce, con la glassatura come componente aggiuntiva entro i limiti massimi consentiti. Nella pratica, alcuni produttori indicano separatamente il peso della glassatura, utilizzando formule come “peso lordo con glassatura”, mentre altri utilizzano la dicitura “peso netto sgocciolato” riferita al prodotto edibile post-scongelamento.

Le porzioni consigliate, inoltre, non sono soggette a regolamentazione stringente e rappresentano spesso indicazioni puramente orientative che non sempre considerano la componente non edibile. Questo limbo normativo lascia margini interpretativi che non sempre giocano a favore del consumatore, che si trova a navigare tra informazioni frammentarie e poco intuitive.

Come difendersi da informazioni fuorvianti

Esistono strategie concrete che possiamo adottare per tutelarci e fare scelte di acquisto più consapevoli. Verificare sempre la percentuale di glassatura, quando indicata in etichetta, permette di calcolare il peso reale del prodotto: una glassatura del 10% su 400 grammi significa 40 grammi di ghiaccio e 360 grammi di pesce effettivo. Confrontare il prezzo al chilogrammo netto, ricalcolando il costo considerando solo il peso del prodotto edibile, offre un parametro di confronto più veritiero tra diverse opzioni.

Pesare il prodotto dopo lo scongelamento rappresenta un’operazione semplice che fornisce dati reali e consente di valutare l’affidabilità delle indicazioni fornite. Privilegiare confezioni trasparenti, quando possibile, permette di valutare visivamente dimensioni e spessore dei filetti prima dell’acquisto.

L’impatto economico di una distrazione collettiva

Moltiplicando queste discrepanze per tutti gli acquisti che effettuiamo nel corso dell’anno, l’impatto economico diventa significativo. Se ogni settimana acquistiamo prodotti ittici surgelati pagando di fatto il 5-15% in più rispetto al valore reale del pesce edibile, parliamo di decine di euro annui che sfuggono dal bilancio familiare senza che ce ne rendiamo conto.

Non si tratta necessariamente di frode, ma certamente di un’area in cui la comunicazione commerciale potrebbe essere notevolmente migliorata nell’interesse della trasparenza. Le porzioni indicate dovrebbero riferirsi esclusivamente al peso del prodotto effettivamente consumabile, eliminando ambiguità e permettendo scelte davvero informate.

Il ruolo attivo del consumatore informato

Segnalare le discrepanze riscontrate alle associazioni dei consumatori rappresenta un’azione concreta per stimolare cambiamenti positivi. Ogni segnalazione contribuisce a costruire una pressione dal basso che può portare a pratiche commerciali più eque e a normative più stringenti. La tutela dei nostri diritti parte dalla consapevolezza individuale ma si rafforza attraverso l’azione collettiva.

Documentare con fotografie le confezioni, annotare i pesi prima e dopo lo scongelamento, conservare gli scontrini: questi semplici accorgimenti possono fare la differenza quando si decide di far valere i propri diritti o di contribuire a indagini più ampie sulle pratiche di settore.

La platessa rimane un’ottima fonte proteica, con circa 12-16 grammi di proteine per 100 grammi di parte edibile, economica e versatile in cucina. L’obiettivo non è demonizzare il prodotto, ma acquisire strumenti per valutarlo correttamente, pagando il giusto prezzo per la quantità effettiva che portiamo a casa. Solo attraverso scelte consapevoli possiamo orientare il mercato verso maggiore trasparenza, trasformando ogni acquisto in un piccolo ma significativo atto di responsabilità.

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