Quando i nipoti arrivano a casa dei nonni con lo sguardo già incollato allo schermo, si consuma una delle frustrazioni più silenziose del nostro tempo. Non parliamo di bambini piccoli facilmente distraibili con una merenda, ma di giovani adulti tra i 18 e i 30 anni che sembrano aver costruito un muro invisibile fatto di notifiche, scroll infiniti e partite online. I nonni restano lì, con il caffè pronto e le storie da raccontare, ma dall’altra parte c’è solo il riflesso blu di uno schermo.
Questa dinamica genera una sofferenza particolare perché non coinvolge un rifiuto esplicito, ma un’assenza mentre si è presenti. Il giovane adulto è fisicamente seduto sul divano, ma emotivamente si trova altrove, in una dimensione che i nonni percepiscono come inaccessibile e ostile.
Perché i giovani adulti si rifugiano negli schermi anche dai nonni
Prima di cercare soluzioni, serve comprendere il fenomeno senza giudizi moralistici. Gli smartphone per i giovani adulti non sono semplici dispositivi: rappresentano la loro rete sociale, il loro lavoro, la loro identità digitale costruita negli anni. Staccarsi per qualche ora genera un’ansia reale che gli psicologi chiamano nomofobia, la paura di rimanere disconnessi dal proprio telefono o dalla rete cellulare.
Molti giovani adulti utilizzano lo smartphone come strategia di evitamento quando si sentono a disagio nelle conversazioni intergenerazionali. Non sanno cosa dire, temono domande insistenti sul lavoro o la vita sentimentale, e lo schermo diventa un rifugio sicuro dove sentirsi protetti.
Perché stabilire limiti è così difficile per i nonni
I nonni si trovano in una posizione delicata. A differenza dei genitori, non hanno autorità diretta e temono che un atteggiamento troppo severo possa allontanare definitivamente i nipoti. La paura di essere percepiti come “vecchi che non capiscono niente” paralizza molti anziani, che preferiscono soffrire in silenzio piuttosto che rischiare il conflitto.
C’è anche un elemento culturale: i nonni di oggi appartengono a generazioni dove il rispetto per gli anziani era scontato, mentre ora si sentono costretti a “meritare” l’attenzione dei giovani. Questo passaggio da relazioni verticali tradizionali a un nuovo patto intergenerazionale basato sulla reciprocità crea insicurezza negli anziani, che devono ridefinire il proprio ruolo all’interno della famiglia.
Strategie concrete per ricostruire il dialogo
Contratti relazionali espliciti
Invece di lamentarsi genericamente, i nonni possono proporre accordi chiari prima della visita. Una telefonata preliminare in cui dire: “Domenica ti aspetto per pranzo. Mi farebbe davvero piacere se per le due ore che stiamo insieme potessimo tenere i telefoni in un’altra stanza, tranne per emergenze. Per me è importante poterti guardare negli occhi mentre parliamo”. Le richieste specifiche e motivate emotivamente hanno maggiore efficacia rispetto ai divieti generici, specialmente quando si tratta di migliorare la qualità delle interazioni in contesti familiari.
Creare momenti strutturati irrinunciabili
I giovani adulti rispondono bene ad attività che richiedono partecipazione attiva. Cucinare insieme una ricetta di famiglia, sistemare il giardino, fare manutenzione a un oggetto, giocare a carte: queste attività occupano le mani e favoriscono conversazioni naturali senza la pressione del “dobbiamo parlare”. Passare tempo insieme in attività condivise modifica positivamente la relazione, rendendo l’anziano una ricca fonte esperienziale ed emotiva.
Entrare nel loro mondo digitale
Può sembrare controintuitivo, ma chiedere genuinamente “cosa stai guardando?” o “questa musica che ascolti, me la fai sentire?” trasforma lo schermo da barriera a ponte. Alcuni nonni hanno scoperto passioni comuni attraverso i contenuti digitali dei nipoti: podcast, documentari, fotografia mobile. L’obiettivo non è diventare esperti di TikTok, ma mostrare curiosità autentica verso il mondo che i ragazzi abitano quotidianamente.

Quando serve coinvolgere i genitori
Se il comportamento del giovane adulto è sintomo di dipendenza patologica, i nonni dovrebbero parlarne con i genitori. Segnali d’allarme includono assenza totale di contatto visivo, irritabilità quando gli si chiede di posare il telefono, incapacità di sostenere conversazioni brevi e controllo compulsivo del dispositivo ogni pochi minuti.
Non si tratta di fare una denuncia, ma di condividere una preoccupazione per il benessere del ragazzo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il gaming disorder come condizione clinica dal 2018, caratterizzata da controllo compromesso sul gioco, priorità crescente data al gaming rispetto ad altre attività e continuazione nonostante conseguenze negative. Molti giovani adulti sviluppano rapporti problematici con la tecnologia senza che la famiglia se ne accorga finché non diventa critico.
Il valore insostituibile del tempo intergenerazionale
Studi dimostrano che i giovani adulti che mantengono relazioni significative con i nonni riportano maggiore benessere psicologico, resilienza e senso di appartenenza. I programmi intergenerazionali rappresentano una preziosa opportunità non solo per il benessere degli anziani, ma offrono ai più giovani un’opportunità unica di crescita e sviluppo. Ma queste relazioni non avvengono automaticamente: vanno coltivate con intenzionalità .
I nonni possiedono qualcosa che nessun algoritmo può replicare: la memoria vivente della famiglia, la prospettiva lunga sulla vita, la capacità di offrire affetto incondizionato senza le aspettative che gravano sul rapporto genitori-figli. I nonni offrono relazioni affiliative che integrano il ruolo genitoriale, creando uno spazio relazionale unico. Quando un giovane adulto posa finalmente lo smartphone e ascolta davvero, spesso scopre che quelle storie “noiose” contengono lezioni preziose sulla propria identità .
Piccoli passi verso la riconnessione
Nessuno trasformerà una relazione superficiale in profonda intimità con una sola conversazione. Serve pazienza e costanza. I nonni possono iniziare con obiettivi modesti: dieci minuti di conversazione autentica durante una visita di due ore è già un successo. Celebrare questi piccoli progressi, anziché focalizzarsi su quanto manca, cambia l’energia dell’incontro.
La tecnologia ha modificato il modo in cui ci relazioniamo, ma non ha cancellato il bisogno umano fondamentale di connessione. I giovani adulti, sotto quella corazza digitale, desiderano spesso proprio ciò che i nonni possono offrire: qualcuno che li ascolti senza giudicare, che li veda come persone e non come progetti da completare. Basta trovare il linguaggio giusto per far cadere il muro, uno schermo alla volta.
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